Ponte crollato in A6, accertamenti della Procura. Corsia sud verso l’apertura a doppio senso
Sulla corsia sud della A6 si sta già dipingendo la segnaletica orizzontale per la riapertura a doppio senso (probabilmente già da domani sera o mercoledì mattina) e si stanno installando i sensori. Toti firma la richiesta di stato di emergenza e punta a un piano straordinario delle infrastrutture. Legambiente: <Serve un piano che metta in sicurezza le infrastrutture regionali non la replica di un vecchio modello di sviluppo>

La procura di Savona, che indaga sul crollo del viadotto della A6 Madonna del Monte, ha avviato accertamenti anche sullo stato dei piloni del viadotto nel tratto tra Altare e Ferrania. Proseguono gli accertamenti della Polstrada che attraverso le telecamere di sorveglianza installate sull’autostrada cerca di capire se al momento del crollo stessero passando mezzi. Continuano anche le ricerche dei Vigili del fuoco sulla massa della frana.
Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha firmato la richiesta di riconoscimento dello Stato di emergenza e, in particolare, di estensione del decreto approvato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri anche alle zone maggiormente colpite dall’ultima ondata di maltempo, che ha interessato il territorio da venerdì 22 novembre fino alle prime ore di questa mattina. Secondo i primi calcoli, si stimano complessivamente 330 milioni di euro di danni, tra somme urgenze (30 milioni di euro) e danni strutturali (300 milioni di euro).
Il decreto dello Stato di emergenza approvato giovedì scorso dal governo era legato agli eventi meteorologici che si sono verificati dal 14 ottobre all’8 novembre soprattutto nella Città Metropolitana e nelle province di Savona e Spezia: la stima dei danni era di circa 77 milioni di euro complessivi, di cui 17 milioni di somme urgenze e 60 milioni di danni infrastrutturali al patrimonio pubblico.
<È indispensabile un piano straordinario di infrastrutture per la Liguria: in questo paese bisogna smetterla di parlare di cantieri e non aprirli. Serve coraggio: non siamo cementificatori ma vogliamo smetterla con un ambientalismo che non ha migliorato questo paese ma, anzi, lo sta lasciando indietro di anni> dice Toti che oggi a Savona ha incontrato il ministro delle Infrastrutture De Micheli e i sindaci del savonese per poi effettuare un sopralluogo sulla Sp29 di Cadibona, a seguito del maltempo che ha colpito la provincia durante l’allerta rossa diramata dalla Protezione civile nei giorni scorsi, con una frana che ha determinato il crollo di un viadotto autostradale sulla A6 tra Savona e Altare.
“Una perturbazione seppur eccezionale come quella che abbiamo vissuto – ha aggiunto Toti – ha messo in ginocchio un pezzo del Paese tra quelli più produttivi e industrializzati, da cui dipende un pezzo della nostra economia perché queste arterie stradali sono essenziali per i nostri porti e per l’intero nord ovest”.
“È stata necessaria l’ennesima tragedia annunciata e sfiorata in Liguria per sentire affermare da più parti l’urgenza di un Piano che metta in sicurezza le infrastrutture regionali” dichiara Santo Grammatico presidente Legambiente Liguria mentre ricorda come da tempo l’associazione abbia sottolineato alla classe politica (di ieri e di oggi) la necessità di ripensare gli interventi sul territorio.
“Siamo stati derisi e definiti “ambientalisti da salotto” – continua Grammatico – nonostante decenni di campagne di sensibilizzazione sulla cura e tutela dei fiumi e torrenti e sulla necessità di intervenire per mettere in sicurezza dalle frane un territorio sovrainfrastrutturato. Abbiamo 98 km di strade in 100 kmq, siamo la prima regione in Italia per densità stradale sul territorio. Una densità elevata per la conformazione orografica del territorio e perché è corretto garantire la mobilità dei cittadini. Ma per costruirle sono stati tagliati o scavati delicatissimi versanti, mettendo così a rischio il sistema geologico ed ecologico che li caratterizzava. I torrenti considerati spazi dove ricavare zone industriali, parcheggi, case e corridoi per penetrare nell’entroterra, avvicinando tragicamente sempre più cittadini al luogo più pericoloso che si possa avere, il centro dell’alveo”.
Una regione bellissima e fragile e in molte sue parti ormai compromessa, dove non si comprende, osservando dal mare, dove sfociano i torrenti perché la costa è cementificata: per il 66% è occupata da porti, porticcioli, attività industriali, residenziali e servizi.
“Dopo il nuovo disastro sulla A6 Altare-Savona – conclude Grammatico – auspichiamo che politici, qualunque sia il colore d’appartenenza, non continuino ad utilizzare come una foglia di fico i cambiamenti climatici, proponendo sempre lo stesso modello di sviluppo. La storiella delle grandi opere non regge più (in tutti i sensi), i fondi previsti per quelle liguri vanno riorientati, i pedaggi autostradali vorremmo fossero indirizzati non per nuove infrastrutture, ma per mettere in sicurezza quelle esistenti. L’approccio culturale legato allo sviluppo delle grandi opere è datato, scorretto e oggi evidentemente pericoloso per l’eredità che potrà lasciare in futuro”.
Queste riflessioni sono anche frutto di quanto emerso dal congresso regionale di due settimane fa e del congresso nazionale di Legambiente conclusosi ieri a Napoli, dove al centro del dibattito c’era l’emergenza dovuta ai cambiamenti climatici.








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